Censura o rispetto delle normative? Dove si trova il confine?

Il ruolo dei Social Media nella società di oggi.

Dopo la triste vicenda di Washington DC e le relative comunicazioni dell’attuale Presidente uscente Donald Trump, Twitter ha deciso di sospendere in modo permanente il suo account.

La società guidata da Dorsey ha spiegato:

«Dopo un’attenta analisi dei recenti tweet abbiamo sospeso in via definitiva l’account a causa del rischio di ulteriore incitamento alla violenza».

Twitter ricorda che

«le persone in posizioni di potere non possono considerarsi al di sopra delle regole» e non possono usare questo Social «per incitare alla violenza».

 

Prima dell’era dei social network le informazioni giungevano al pubblico solo dopo essere state necessariamente filtrate da redazioni e uffici stampa. L’intermediazione delle varie figure giornalistiche è soggetta a norme deontologiche e legali e il loro mancato rispetto genera conseguenze ben precise.

Quando viene pubblicata una notizia diffamatoria, le conseguenze ricadono non soltanto sul giornalista autore dell’articolo, ma anche sul Direttore di testata in quanto responsabile dei contenuti pubblicati. Ovviamente tra queste due figure ce ne sono altre intermedie che vengono inevitabilmente interessate a vario titolo.

Si evince quindi che un Direttore di testata ha la facoltà, oltre che l’interesse, a pubblicare o meno determinate notizie e a metterne in maggiore o minore rilievo altre. La riprova di ciò è riscontrabile quotidianamente, leggendo giornali e giornalisti che attraverso le loro scelte, il loro stile comunicativo e le loro considerazioni, manifestano vicinanza o distanza nei confronti delle varie fazioni politiche.

Facendo una trasposizione di queste dinamiche nel mondo digitale, potremmo definire il CEO di Twitter come il Direttore del giornale, che agisce seguendo la sua policy aziendale e deontologica.

Un evento che molti ricorderanno è l’interruzione di una conferenza del Presidente Trump, trasmessa in diretta sulle principali emissioni televisive durante la quale, già prima di conoscere il risultato delle elezioni, denunciava la scorrettezza dei brogli. La conferenza è stata interrotta anche dall’emittente televisiva Fox News, notoriamente vicina agli ambienti repubblicani e a Mr.Donald.

In questo caso non siamo di fronte alla carta stampata o a qualche piattaforma social, ma alla cara, vecchia Televisione. Hanno quindi sbagliato i direttori delle varie emittenti a interrompere le trasmissioni?

Possiamo valutare l’accaduto anche da un altro punto di vista: se la conferenza stampa fosse continuata, il pubblico sarebbe stato in grado di comprendere fino a che punto il Presidente in carica stava dicendo notizie non vere? Ne avrebbe davvero avuto gli strumenti?

Tornando a noi, la domanda da porsi in questo contesto è: i social network devono assumersi la responsabilità e quindi il controllo di quello che viene pubblicato al loro interno?

L’opinione di molti esponenti politici è di accusa e sconcerto nel vedere come un CEO di un’impresa, per quanto di grandi dimensioni, possa ‘zittire’ un Presidente USA:

(ANSA) – PARIGI, 11 GEN – “La cancelliera Angela Merkel ritiene problematico che sia stato bloccato in modo completo l’account Twitter di Donald Trump”. Lo ha detto il portavoce Steffen Seibert, in conferenza stampa a Berlino, rispondendo a una domanda specifica sull’argomento.

Anche la Francia deplora la decisione di Twitter sottolineando che regolamentare la rete non spetta ai colossi del web. “Ciò che mi sciocca è che sia Twitter a decidere di chiudere” il profilo di Trump, ha dichiarato il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, intervistato ai microfoni di radio France Inter. “La regolamentazione dei colossi del web – ha avvertito – non può avvenire attraverso la stessa oligarchia digitale”.

 

Fino a qualche anno fa nessuno si era posto il problema della qualità e veridicità dei contenuti condivisi all’interno dei Social Media, ma negli ultimi anni, indicativamente dopo lo scandalo Cambrige Analityca, si era attuato un tentativo di regolamentazione di questa isola felice e senza controllo.

Già con il movimento Black Lives Matters, collegato alle vicende drammatiche che hanno smosso le coscienze non soltanto del popolo americano, ma di tutte le persone a livello mondiale, Twitter ha iniziato a bannare alcuni tweet segnalandoli come contenuti “non verificati”.

Ne abbiamo parlato anche in questo articolo sul ruolo dei social media nelle elezioni americane.

Mark, invece, è sempre stato più riluttante a prendere una posizione, tanto che il suo stesso team lo ha contestato nel momento in cui sono usciti post di Trump che inneggiavano alla violenza, per non aver prontamente agito segnalandoli agli utenti. Zuckerberg, anche dopo Cambrige Analityca, è sempre stato più cauto e ha faticato ad esporsi, ma dopo gli ultimi avvenimenti anche lui scrive:

«Gli eventi scioccanti delle ultime 24 ore dimostrano chiaramente che il presidente Donald Trump intende utilizzare il suo tempo rimanente in carica per compromettere la transizione pacifica e lecita del potere al suo successore eletto, Joe Biden.

La sua decisione di utilizzare la sua piattaforma per condonare piuttosto che condannare le azioni dei suoi sostenitori al Campidoglio ha giustamente disturbato le persone negli Stati Uniti e nel mondo. Abbiamo rimosso queste affermazioni ieri perché abbiamo giudicato che il loro effetto — e probabilmente il loro intento — sarebbe stato provocare ulteriori violenze.

A seguito della certificazione dei risultati elettorali da parte del Congresso, la priorità di tutto il paese deve ora essere quella di garantire che i restanti 13 giorni e i giorni successivi all’inaugurazione passi pacificamente e secondo le norme democratiche stabilite.

Negli ultimi anni, abbiamo permesso al Presidente Trump di usare la nostra piattaforma in linea con le nostre regole, a volte rimuovendo contenuti o etichettando i suoi post quando violano le nostre normative. L ‘ abbiamo fatto perché riteniamo che il pubblico abbia diritto all’accesso più ampio possibile al discorso politico, anche polemico. Ma il contesto attuale è ora fondamentalmente diverso, che prevede l’utilizzo della nostra piattaforma per incitare alla violenta insurrezione contro un governo democraticamente eletto.

Crediamo che i rischi di consentire al Presidente di continuare a utilizzare il nostro servizio in questo periodo siano semplicemente troppo grandi. Pertanto, stiamo estendendo il blocco che abbiamo inserito sui suoi account Facebook e Instagram a tempo indeterminato e per almeno le prossime due settimane fino al completamento della transizione pacifica del potere. »

 

Così come un giornalista può essere rimosso dall’albo dei giornalisti in casi estremi, ritengo che anche sui social sia corretto sospendere un account privato, al verificarsi di casi di pari gravità. Ma chi dovrebbe avere il dovere di controllare e imporre tale blocco? Dovrebbe forse esserci un ente regolatore esterno alla piattaforma per gestire queste situazioni?

Una riflessione sorge spontanea: di post o articoli incitanti all’odio, un po’ meno in vista e un po’ meno “limite” di quelli riferiti a Trump, in realtà se ne possono trovare moltissimi; si sta quindi rendendo necessaria una verifica più scrupolosa e una maggiore segnalazione dei casi sospetti? I Social dovrebbero controllare ciò che succede anche in account di persone meno in vista?

Sono in molti ad interrogarsi su cosa succederà ad altri account di regimi autoritari e a quelli gestiti da leader che incitano alla violenza in maniera più o meno esplicita: che sia l’inizio di un controllo su larga scala? Che ripercussioni potrebbero esserci?

C’è da considerare anche che, venerdì scorso, giorno in cui ha reso pubblica la sua decisione di oscurare il profilo di Trump, Twitter ha perso 6,4 punti percentuali in borsa. Questo andamento economico sarà motivo di ripensamento?

Nelle ultime ore è stato pubblicato un articolo su TPI che pone un ulteriore punto di vista: che Twitter e Facebook abbiano preso posizione unicamente come strategia di marketing?

L’autrice porta l’attenzione sul posizionamento valoriale dei due Social-Brand, che avrebbero fatto questa scelta per avvicinarsi ai loro utenti e al sentimento collettivo, garantendosi quindi visibilità e sostegno.

È interessante notare anche come, tutta questa vicenda, si affianchi alla decisione di due ex-reali Harry e Meghan, di abbandonare i Social Media per la presenza di troppo odio al loro interno; e parallelamente la giurisdizione si stia muovendo rapidamente per attivare sanzioni per i commenti diffamatori e di odio sul Web.

Non credo ci sia un’unica conclusione possibile a queste considerazioni, quanto meno non oggi, ma ritengo sia giusto che ognuno tragga le proprie e che si inizi a riflettere sui contenuti che si sceglie di pubblicare o condividere.